Dal dolore la visione si fa chiarezza e anche se il genere umano è ormai scomparso, il sipario si dischiude tre volte ancora e il teatro della disperazione diviene vana illusione. Tuttavia in queste tre storie di Dast si può scorgere un barlume di speranza. Per poi scoprire che il flebile baluginare non è altro che una fiamma purpurea scaturita dalla “zona radiottiva”. In quel momento ci accorgiamo che ormai siamo spacciati e la disperazione riaffiora ancora una volta. Ma a liberarci dal ciclopico male sarà proprio Dast che diventerà “Il signor nessuno” e ci legherà al ventre delle pecore, e se stesso al montone, poiché solo in questa maniera potremmo fuggire agli incubi della caverna che affligge la nostra mente.
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